Ma comunque dev’esserci una ragione se tu mandi per il mondo migliaia di cv e ti cagano zero per mesi e poi all’improvviso in una mezza giornata ti chiamano in cinque e tu ovviamente non sai di cosa parlano e nemmeno ricordavi di aver risposto a un annuncio. Si conoscono? Si mettono d’accordo? Ma soprattutto, tra un colloquio a Firenze (tre ore di macchina) e uno dall’altra parte di Milano (tre ore di macchina) (no vabè) (una), entrambi mercoledì, e inspiegabilmente non rimandabili, tra l’affrontare l’Appennino ghiacciato o la circonvalla-
zione, voi cosa scegliereste?
Esatto, anch’io.
Calcisticamente parlando, ci son poche cose che danno soddisfazione quanto vincere un derby con il gol più stupido della stagione. Forse giusto un gol di mano. O al 94°. O al 94° su rigore inesistente. Ma io so accontentarmi.
Pensavo a tutti i cd che ho perso in giro nel corso degli anni, che son veramente tanti. Prestati, dimenticati sui treni, lasciati per sbaglio a casa di qualcuno, vai a sapere. Ieri ho notato che mi sono rimasti soltanto tre cd del Liga, e gli altri devo averli persi per forza, perché io sono cresciuta a pane&Liga. Cioè in realtà prima c’è stato Vasco, che devo ancora trovare qualcuna che non si sia mai sentita un’albachiara. Insomma poi attorno al ‘90 c’è stata la transizione da Vasco al Liga. E’ stato anche indolore, che più o meno qualche punto in comune c’è sempre stato. Di la’ c’era il Roxy Bar, di qua c’era Mario. E poi le atmosfere erano simili, tutti e due erano di quelle parti lì, che per me tutta l’Emilia Romagna era un po’ lo stesso, da Rimini a Bologna a Ravenna a Modena, senza tante distinzioni. Certo poi Vasco cercava di farlo dimenticare mentre il Liga era bello ruspante e cantava di argini e di fossi e di campi e di lepri sorprese dai fari nel buio. Che c’è da chiedersi come facessi a identificarmi, che io un argine mica l’avevo mai visto nemmeno in fotografia. Avrei dovuto rivedermi negli Articolo31, che son cresciuti in Giambellino e io so bene che cosa vuol dire, che il mio quartiere non è il Giambellino ma non è nemmeno molto diverso. Invece no. I fossi, santo cielo. Non so, ma tutto questo per dire che le canzoni del Liga sono state il mio romanzo di formazione (quindi poi insomma non meravigliamoci più di tanto). Perché insomma sì, dai, si srotolavano proprio come una specie di romanzo, tante storie diverse ma tutte collegate, e il filo conduttore era tutta una roba tipo rabbia e paura e inadeguatezza e la scoperta di quello che hai dentro e di quello che sei e di quello che diventerai. Che non lo sai ancora, e ti sembra di avere davanti migliaia di strade diverse e migliaia di forme diverse da prendere. Ed era solo normale, in certe sere d’estate, sentirsi un po’ dentro una sua canzone, anche se la radio non passava Neil Young ma probabilmente passava lui, e noi si stava svaccati in macchina, le sigarette accese e i piedi piantati sul cruscotto, una Ceres (dio, le Ceres!) tenuta in bilico tra le ginocchia e le zanzare a spolparci vivi, e gli aerei atterravano e decollavano sulle nostre teste, che quando non c’era altro da fare noi si andava a controllare il buon funzionamento di Linate. Notti in cui si era svegli, cazzo, Liga, diglielo tu. Abbastanza stranamente, invece, non mi sono mai sentita una piccola stella senza cielo. In compenso sono sempre stata Quella che non sei, indiscutibilmente, che io eri in mezzo a chi ti dice “scegli: o troia o sposa” non me lo sono mai dimenticato anche se no, non ho ancora scelto. Son decisioni da ponderare.
oppure perso giocandolo a morra
o atteso in coda col tuo numerino
e sei il solo a non spingere
Per ogni ora passata in campo
e non ti sporchi neanche la maglietta
ci vuol sudore e un minimo di cuore
se non vuoi lo zero a zero
Per ogni passo strisciato, stanco
e, nel frattempo, tutto il resto è fretta
e la scelta è o resti fuori
o corri per davvero
Mia madre che al buio chiama la gatta e, essendo la suddetta gatta di colore nero profondo, non la vede fino a quando non le cammina sopra, è uno spettacolo.
Questo post si pregia di appartenere alla nuova corrente sperimentale “Proviamo a mettere le virgole un po’ a caso e vediamo cosa ne viene fuori”.
PS: il titolo si riferisce allo spessore attuale della gatta in questione.
Veh che bel posto.
Niente, cambia tutto e non cambia niente, io son sempre io, il blog è un po’ diverso, la traversata è in solitaria e meno male che ogni tanto ci son le barche di appoggio.
Grazie al mio ex-padrone di casa, che mi ha ospitato per tanto tempo.
E grazie a Cofano, che senza il suo aiuto tutto questo sarebbe stato possibile lo stesso ma ci avrei messo qualche eone in più.
Per il resto niente, aggiornate quello che c’è da aggiornare, se credete, altrimenti ciao, è stato bello.