Pagina 16 7 March 2005
Ugo Cornia, Roma
Eh.
Ugo Cornia, Roma
Eh.
Un giorno poi succede. Che tutte le cose si incastrano perfettamente. Che una serie di coincidenze concatenate ti porta esattamente dove sei. Che non ci sono contingenze e congiunzioni astrali sfavorevoli. Che non ci sono valutazioni opportunistiche da fare. Che non c’è bisogno di smontare le cose per vedere come funzionano senza saperle poi riaggiustare. Che non ti fermi prima di partire, ché per fermarti sei sempre in tempo ma di partire non capita poi così spesso. Che succede di entrare in un posto e pensare che ci stai bene e magari puoi fermarti per un po’ e non hai bisogno di dimostrare niente. Che capisci che quello che conta è il viaggio e non l’arrivo, che tanto non si arriva, mai, da nessuna parte, e questo può essere un problema finché non lo interiorizzi. Che capisci che dentro hai spazio per tutto e non devi per forza scegliere tra una cosa e l’altra. Che impari a non avere fretta, che non serve, e che non c’è da essere parsimoniosi, con niente, ne’ con il tempo ne’ con i sentimenti ne’ (soprattutto, oserei dire) con i soldi.
E intanto puoi cominciare a imparare che a cercare giustificazioni agli altri ci perdi tempo, sonno e fatica, e l’unica è fargli ciao ciao con la manina e guardarli andare per la loro strada.
Io comunque domani devo andare a Reggio.
E le previsioni dicono neve.
E io non ho le catene.
E anche se le avessi probabilmente non saprei che farmene.
In più.
Ho, nell’ordine, atroci crampi mestruali, l’herpes e il mal di gola.
Mi manca un po’ di gotta e sono a posto.
Sarà un successone, me lo sento.
Quando ero piccola andavo molto in bicicletta. La nostra casa aveva un cortiletto minuscolo, incastrato tra la chiesa e il Conservatorio, e in effetti nelle sere di primavera era molto bello, che si poteva beneficiare di una variegata colonna sonora. In ordine di apparizione c’erano:
1) le rondini, che non so se avete presente ma quando sono davvero tante mettono su un casino della madonna;
2) le prove degli studenti del Conservatorio, nella gamma completa dall’arpa allo xilofono;
3) gli strilli dei ragazzini che giocavano nel cortile dell’oratorio;
4) le campane del vespro, amen.
Special guest: le urla belluine della Giulia, sdentatissima ottuagenaria portinaia della chiesa.